Soft Safari, una storia di riuso e ricami - Laura Baresi

24 nov 2016

Soft Safari, una storia di riuso e ricami

Se dico Stefanel, cosa vi viene in mente? Probabilmente penserete a maglie, maglioni, t-shirt e tute, sciarpe, berretti e cappotti. Ovvero a tutta la maglieria in generale, nelle varianti dei colori naturali come sabbia, cammello, cappuccino, beige, terre miste, spaziando tra i filati pura lana e cashmere. Questo è esattamente quello che pensavo anch’io fino a due mesi fa, prima di ricevere il materiale per l’allestimento del Soft Safari. Ma torniamo all’inizio della storia…

Ultimamente mi piace chiudere i cerchi, mi piace quando una giornata inizia sottotono e ad un certo punto arriva un’idea, un pensiero, un’immagine e tutto prende una piega diversa, cambia colore (se a svoltare la giornata è una telefonata o una mail, la chiusura del cerchio funziona meglio). Ed è andata più o meno così anche con Soft Safari. Tra un corso di maglia e una commissione, è arrivato Stefanel a propormi di partecipare al progetto #stefanelovesknitwear, già avviato con le vetrine allestite da Gaia Segattini, Alessandra Roveda e altre super knitter.
Un salto in negozio per vedere lo spazio, e poi ho ricevuto il materiale di scarto per iniziare il lavoro. Chiariamoci: ‘scarto’ è un termine in uso tra gli addetti ai lavori, che nulla a che vedere con la definizione del vocabolario (un prodotto scadente o di poco valore). Al di là dei tecnicismi, io credo fermamente che questo materiale sia molto di più. Un pezzo di tessuto o di maglia da riutilizzare, che ti offre una libertà creativa totale, perché devi immaginarne una seconda vita, magari completamente diversa dalla prima. E cosa trovo nei pacchi? Oltre alle rocche di filo di bellissimi colori (udite, udite!) ci sono dei cappottini per cani in varie taglie e colori. Un’incantevole rimanenza della collezione autunno/inverno 2015 di Stefanel. Eccolo qui, il famoso cerchio che si chiude: io, una crazy-knitter che vive con il cane Piuma (per chi è passato all’inaugurazione sabato ha potuto vederla indossare il suo cappottino personalizzato, realizzato con una cascata di fiori crochet in cotone), decido di accettare la sfida dell’allestimento della vetrina Stefanel di Brescia, con materiale di ‘scarto’ come filato di varie misure e colori, qualche campione di maglieria, pochi ritagli di stoffe e tanti, tanti tantissimi morbidi cappottini per cani cittadini infreddoliti!

A questo punto l’idea di restare nel mondo animale mi sembrava la più azzeccata. Inoltre è un filone che sto portando avanti dall’anno scorso, quando ho realizzato una serie di cappelli che ritraggono vari animali in forme stilizzate, dalla civetta, all’armadillo, dal cerbiatto alla medusa.
Quindi, armata di gommapiuma, ago, filo, forbici e litri di caffè, mi sono ritrovata a riempire come tacchini il giorno del Ringraziamento, una serie di cappottini 100% in soffice lana, 100% made in italy, per trasformarli, modellarli in teste di creature ferocemente morbide dagli occhi dolci. Ecco che le maniche diventano narici per coccodrilli, o orecchie per leoni, vecchi pizzi decorano le orecchie della zebra, così come bianche catenelle chilometriche diventano le strisce del suo manto. I pom-pon fluorescenti si trasformano in occhi di fuoco, una dozzina di maniche in rete cucite insieme sono – ovviamente! – il corpo di un serpente a sonagli con la coda di spille da balia, le passamanerie sono criniere…Divertente, no? Ora ve li presento uno per uno.

La prima delle creature lanose è il pesce tropicale, per gli amici PEZ. È il classico pesce lesso con sguardo incrociato. Sul dorso ha squame fluorescenti e la pinna caudale rosa come una Big-Babol.

Con molta calma, arriva TARTA la tartaruga ripiena di ritagli di stoffa. Il suo guscio è realizzato con applicazioni geometriche all’uncinetto e ricami con filo rosa, mentre fa capolino una testina realizzata con la tecnica amigurumi.

l terzo è COCCO, l’anfibio più temibile. Coccodrillo dall’animo tenero, ha una corazza in jersey cotone e gli occhi a pom-pon. Ci son voluti ben tre cappottini e svariate ore di lavoro per vederlo finito (uno per il muso, uno per la coda e uno più grande per la parte centrale). Ogni squama è stata ritagliata e cucita singolarmente lungo tutto il dorso.

Non poteva mancare L’IO l’indiscusso Re della foresta, l’animale dalla folta criniera di fili giallo e arancio.

La più raffinata di tutti, ZZZEBRA con le orecchie di pizzo e un ciuffo rosa.

Il soffice RHINO

SNAKY, il boa bianco

MONKEY, la scimmia spettinata con bottoni ricoperti di lana al posto delle narici.

BUFFY, dagli occhi gialli, le corna ritorte e modellate grazie alla tecnica amigurumi.

Per il fondale, ho riutilizzato gli avanzi di maglieria e tessuti Stefanel, con i quali ho creato una scenografia di squame materiche con inserti argentei. Il risultato è uno scenario un po’ savana e un po’ pattern grafico, molto semplice da realizzare, comodo da trasportare (sopratutto se soffrite di traslocomania). Una soluzione DIY che si presta benissimo anche per decorare angoli domestici (ad esempio se dovete rinnovare un vecchio mobile, separare ambienti con un paravento, rinfrescare la testiera del letto o una parete in ufficio). A me l’effetto ha entusiasmato a tal punto che ho deciso di riproporlo in un nuovo progetto per una casa privata.

Anche gli animali sono perfetti per decorare una stanza (magari quella dei bimbi), appendendole al muro o appoggiandole sulla libreria. Sono tutti pezzi unici da compagnia, realizzati a mano da me, che ho deciso di mettere in vendita, e che potete prenotare scrivendomi una mail.

ORA PERÒ LASCIATEMI QUI, IN VETRINA CON I MIEI NUOVI AMICI!

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location: Stefanel, Corso Zanardelli 32, Brescia
photo: Andrea Gilberti e Laura Baresi