Capitan Uncino in love 😍 - Laura Baresi

14 febb 2019

Capitan Uncino in love 😍

C’era una volta una magliaia che viveva in riva al mare, su un’isola incantata, insieme alla sua cagnolina. Si chiamava Trilly e tutti le volevano bene perché era gentile e buona; lei ricambiava il loro affetto intrecciando maglioni e berretti per i pescatori del villaggio.

Trilly aveva un segreto magico, che solo lei e Piumella (questo era il nome della sua cagnolina) conoscevano, infatti, la notte Trilly si trasformava in una fatina con le ali magiche e volava su tutto il villaggio illuminandolo con lo scintillio dell’amore! Un bagliore color rosa che assicurava serenità e pace a tutti gli abitanti ✨

Nessuno quindi sapeva che la dolce magliaia solitaria era in realtà la custode del villaggio. Era lei che la notte passava di casa in casa per portare luce e gioia, era lei che faceva in modo che tutti andassero d’accordo e che i pescherecci ogni sera tornassero carichi di buon pesce. Tutto questo riprendendo poi la mattina ad intrecciare, sempre con il sorriso.

Un giorno di febbraio, però, qualcosa arrivò a sconvolgere la quiete di questo posticino felice. All’orizzonte si vedeva solo un punto nero, nerissimo. Dopo qualche ora si capì che si trattava di una nave di pirati. Trilly sorrise quando sentì le parole degli abitanti del suo villaggio, sapeva che appena giunta la notte quella nave sarebbe scomparsa alla vista dello scintillio dell’amore.

La notte finalmente arrivò e la nave giunse al porto. La natura buona e gentile degli abitanti del villaggio aveva impedito a tutti di negare l’attracco, ma sotto sotto tutti quanti erano impauriti. Nessuno sbarcò dalla nave, si vedevano solo le luci delle lanterne e si sentiva una musica ritmata, che turbava profondamente tutti.

Come ogni notte, a mezzanotte, le ali magiche spuntarono e Trilly si alzò in volo sul villaggio. Passò di casa in casa, come sempre, e i visi tesi e terrorizzati dei suoi amici si sciolsero, nel sonno, in un sorriso. Trilly era felice! Capiva che anche quella notte stava andando tutto bene.

Curiosa, come tutte le fatine, scelse di sorvolare anche la nave oscura e di portare anche lì lo scintillio dell’amore. Ma, appena arrivata sopra la nave dei pirati, una rete pesante la catturò e la scaraventò sul ponte! Trilly non ci poteva credere, agitò fortissimo la sua bacchetta magica ma la luce rosa non riusciva a scatenarsi… ogni tentativo era inutile, era stata presa e, per la prima volta, venne assalita dalla tristezza.

Dopo qualche istante, dalle scale davanti a lei, vide arrivarle in contro un uomo dagli abiti rossi, portava un cappello nero con un teschio disegnato sopra, aveva i baffi, un occhio coperto da una benda e… una sola mano! A quell’uomo così pauroso mancava una mano e da lì a poco Trilly avrebbe scoperto il motivo.

Si trattava di Uncino! Il capitano della nave, un uomo cattivissimo. Lui aveva perso una mano in battaglia e al suo posto aveva un uncino, ecco perché tutti a bordo lo chiamavano Capitan Uncino.

Nel frattempo sopraggiunse il giorno e gli abitanti del villaggio caddero nel panico vedendo che la nave era ancora al porto e che Trilly era scomparsa. Piumella ululava di tristezza e tutto sembrava ormai finito. Nessuno aveva la forza di reagire.

Sulla nave, Trilly era seduta su una sedia e nessuno parlava con lei. Dalle parole dei marinai intuì che era stato Capitan Uncino in persona ad ordinare la sua cattura, ma senza ingabbiarla. Lui le voleva parlare. Ma cosa voleva da lei? Lei lo vide arrivare dal fondo della stiva, si avvicinò e le raccontò che anche lui da bambino viveva in quel villaggio ma, a causa dei suoi modi un po’ rudi, era stato allontanato e spedito in un collegio dall’altra parte dell’isola. Aveva saputo dai suoi amici Troll che nel villaggio c’era una fatina a proteggere tutti e aveva deciso di catturarla, per restituire il torto subito tantissimi anni prima.

Trilly spiegò a Uncino che lei non era a conoscenza di questa storia e che avrebbe fatto di tutto per far ritornare la pace sulla sua isola incantata. “Farai di tutto?” chiese Capitan Uncino “Si, lo prometto” rispose la fatina (che però -furbina- aveva già un piano per liberarsi di quel bruto). Ebbene, Uncino, uscì sul ponte della nave e urlò agli abitanti che Trilly si era sacrificata per loro e che, in cambio, lui non avrebbe mai attaccato con i suoi cannoni il villaggio.

Venne la notte e tutti sulla nave si addormentarono. Tutti tranne Trilly. Spuntarono le ali magiche e anche la bacchetta. Capitan Uncino dormiva profondamente e lei si avvicinò… da qualche ora osservava il suo uncino e pensava ad un modo per rendere buono quell’uomo così nero nerissimo. Con la bacchetta fece comparire un gomitolo di lana azzurra, prese l’uncino e iniziò ad intrecciare con pazienza, per ore… il sorriso le era tornato e si sentiva felice. Dopo qualche tempo guardò il suo lavoro e vide nascere una splendida sciarpa! Si alzò e la appoggiò al collo di Capitan Uncino che, mentre dormiva, aveva accennato un sorriso. Lei era sicura… lui poteva tornare ad essere un abitante del villaggio, doveva solo ricordare di essere felice.

Poteva volare via, poteva provare a fare qualche magia. E invece rimase lì a guardarlo. E sentiva che le piaceva. Lo osservò per tutta la notte, era bello, e indossava la sua sciarpa incantata. Arrivò l’alba e un raggio di sole si posò sul viso di quell’uomo che non faceva più paura, anzi… era un figo fotonico! Lui si svegliò, brontolò qualcosa e poi si accorse della sciarpa che profumava ed era luminosa come il cielo di primavera. Poi vide che sull’uncino c’era un filo azzurro, la guardò e capì. “Sei stata tu?” “Certo!” rispose lei con voce sicura e gli sorrise.

Bè, il finale lo potete immaginare, lui la baciò e la strinse così forte da farle capire in un secondo cosa sia l’amore. Quella cosa che va oltre il bell’aspetto, le belle parole, le sembianze… L’amore quando ti prende non puoi fare nulla, solo arrenderti e lasciar cadere a terra la tua bacchetta magica… le ali magiche no. Quelle dobbiamo sempre averle pronte per volare dove ci pare ⚡

Vi ho raccontato questa storia perché io credo che ogni giorno sia San Valentino e che sia sufficiente guardare il mondo con gli occhi felici per trovare l’amore in ogni cosa, anche in un uncino!

Il cappello che mi vedete indosso si chiama Hook ed è dedicato a questa fiaba. Lo potete acquistare cliccando a questo LINK